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Martedì 14 febbraio 2012

Lasciata Bagan con un bus notturno alla volta di Yangon, abbiamo deciso di provare ad andare direttamente a Chaung Tha, una località sulla costa. Siamo arrivati alla stazione Hlaing Thar Yar alle 6.01 e abbiamo scoperto di aver perso il bus diretto per il mare. Abbiamo allora discusso animatamente per avere uno sconto sul biglietto per Pathein -la necessaria tappa intermedia- e non l’abbiamo ottenuto. Arrivati a Pathein il bus ci ha lasciati lungo la strada invece che alla stazione -nonostante il mio sdegno- e qui abbiamo approfittato della generosità di due driver per andare a prendere il minibus successivo. Abbiamo litigato aspramente con una birmana assetata di soldi e abbiamo ottenuto un piccolo sconto per viaggiare su uno dei mezzi più affollati e sovraccarichi di merci di tutto il viaggio (a pari merito con un viaggio notturno a Sumbawa in Indonesia, di cui scriverò).
La cosa più simpatica del viaggio era l’organizzazione interna dello spazio: tutto il corridoio in mezzo era pieno di sacchi e scatole affastellate, per cui tutti i viaggiatori che non avevano trovato posto nei sedili si sono dovuti accartocciare nel metro d’altezza rimasto. Viene in mente il settimo piano e mezzo di John Malkovich.
Ho caricato un video per farvi ascoltare il birmano e per darvi un’idea della velocità di crociera, della situazione all’interno del minibus, delle condizioni della strada, del paesaggio e di un sacco di altre cose:


From Pathein to Chaung Tha (Myanmar, February 2012)

Durante il viaggio c’è stato anche un bel confronto tra il concetto di igiene di due coetanee birmane:

(il mandarino è stato appoggiato sullo scatolone che era stato sollevato da terra e caricato poco prima, la proprietaria si è sistemata vicina al finestrino e se n’è dimenticata. dopo un po’ l’amica con cui viaggiava le chiede “ma non lo vuoi più il mandarino?” e lei “ah sìsì, mi ero scordata, passamelo”, se lo prende e se lo mangia, yummi!)

Mentre cerchiamo di gestire gli arti addormentati per mancanza di spazio e precario equilibrio, aspettando a ogni curva di vedersi aprire di fronte a noi il Golfo del Bengala, ci supera un minivan stipato di gente e valigie e Thomas osserva: “Sembravano bianchi, ma non erano bianchi”.
Ci siamo incuriositi per questo gruppo di indigeni super attrezzato e lanciato per un week end di villeggiatura, generalmente nel sud-est asiatico i locali passano il loro tempo libero diversamente. Non sapevamo che il minivan anticipava ciò che avremmo trovato pochi km e molti minuti dopo.

Sulla lunga spiaggia di Chaung Tha si affacciano tantissimi bungalow di diverso livello. Ce ne sono di molto basic (dove sta la maggior parte dei pochi occidentali che viene qui) e di carini (dove stanno i giovani della classe media birmana, magari occupando i due letti in 8/10 persone) e lussuosi (dove trovano posto famiglie o giovani ricchi). La spiaggia è attrezzata con biciclette, camere d’aria, porte da calcio e reti da pallavolo, moto d’acqua, bambini che vendono conchiglie e granchi (penso da “liberare” in mare, come nei templi ci sono bambini che chiedono soldi per liberare gli uccellini che tengono in gabbia), signore con spiedini di squid, gamberoni, ostriche. Non manca mai il whisky ovviamente e la sera ci sono anche karaoke station e musica dal vivo.
Chaung Tha è una località di mare per i birmani che vengono da fuori, dalla città e dai dintorni, ma anche una cittadina dove gli stessi abitanti si godono la vita di mare. Questo l’ho visto accadere solo qui, in tutto il resto del sud-est asiatico la spiaggia serve solo per tenere le barche e il mare per raccogliere le alghe o pescare il pesce. Unica eccezione sono i giovanissimi indonesiani surfisti, che dopo decenni di australiani hanno iniziato a imitarli e a fare vita di spiaggia.

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