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Domenica 22 gennaio 2012

Gli ultimi giorni a Bangkok sono stati dedicati ai preparativi per il viaggio in Myanmar, un viaggio nel viaggio atteso con un’attenzione speciale, collocato nel periodo finale di questo anno lontana dall’Italia nel sud-est asiatico. In particolare abbiamo corso da un capo all’altro di Bangkok alla ricerca di dollari americani nuovi, puliti (non esistono ATM per carte straniere laggiù e ci hanno raccontato di viaggiatori in lacrime perché nessuno voleva cambiare i loro dollari con minuscole macchie di nulla) e di una Lonely Planet ultima edizione (dicembre 2011) usata (viaggiare in Myanmar senza una guida può essere arduo, dato che molti servizi possono essere proibiti agli stranieri, così certe rotte, guest house, ecc.).
In due giorni siamo riusciti a mettere da parte 1501 dollari, raccogliendoli da diverse banche e da una gioielleria (P&P Jewelry&Money all’interno del Siam Paragon) che ha un ufficio nel retro con un cambio vantaggiosissimo e, nonostante la nostra mentalità spieghi questo tasso con una situazione sporca di riciclo di denaro, tutto faceva pensare che fosse un luogo completamente legale (le banche la consigliavano, le mappe la indicavano.. ma a dirla tutta non ci hanno fatto la ricevuta, né ci hanno chiesto il passaporto).
Tra i bookshop di Kao San Road non abbiamo trovato né guide del 2009 né del 2011 usate, soltanto l’ultima edizione ancora tutta incelofanata a prezzo pieno. Abbiamo rimandato alle ultime ore prima dell’aereo un’ultima ricerca, confidando nella nostra “fortuna”, o meglio nella sicurezza che alla fine in un modo o nell’altro tutto si risolve in un modo che semplicemente va bene. In tutto il viaggio è sempre stato così e questo è possibile grazie alla giusta attitudine nel prendere le cose e nel dare tempo alle cose di accadere.
Infatti mentre lottavamo con i mosquitos nell’area comune della nostra guest house abbiamo sentito un tipo dietro di noi parlare al telefono in tedesco nominando varie località birmane. Appena ci è passato di fianco T. gli ha chiesto se il giorno dopo sarebbe partito anche lui per Yangon (che gioia la spontaneità di T.: proprio “domani” e “come noi” doveva partire il tipo..). No, non sarebbe partito domani, era rientrato proprio ieri. Iniziamo a fargli qualche domanda e in 0.2 di fronte alla difficoltà di localizzare le destinazioni lo vediamo salire le scale e ridiscenderle con una Lonely Planet fotocopiata, con la data modificata per renderla un fake dell’edizione 2011, pronta da chissà quanto ad arrivare nelle nostre mani dall’amata Cambogia, attraverso 28 giorni in Myanmar con Ralf da Berlino.

L’incontro con Ralf è stato speciale. Ho apprezzato molto quello che ha detto, il suo modo di porsi, l’attitudine nei confronti del viaggio. L’avevo notato durante la giornata, seduto sempre allo stesso tavolo con l’iphone in mano, e avevo intercettato un pezzo di suo discorso telefonico in cui diceva di aver vissuto un’esperienza molto importante che desiderava condividere, chiedeva se la persona all’altro capo del telefono era sinceramente interessata. Si era assicurato che avesse tempo per ascoltare (hai tempo? sei al lavoro o sei a casa?) e la mia impressione era stata di un evangelizzatore o testimone di geova colpito dalla spiritualità asiatica e con l’urgenza di portarne il messaggio ai conoscenti. Anzi no, avevo addirittura pensato che non conoscesse la persona dall’altra parte del telefono e che potesse essere la sua bizzarra idea di business nel sud est asiatico (pochi giorni prima avevo conosciuto un emiliano che aveva appena acquistato 700 scacciapensieri vietnamiti e cercava di venderli a 500 baht, circa 13 euro, confidandoci che lui stesso a quella cifra non ne avrebbe mai comprato mezzo).
Chiacchierando è emerso presto che in effetti dei suoi 28 giorni in Myanamr ne aveva dedicati 7 alla meditazione a Yangon, ci ha chiesto se eravamo interessati e T. l’ha liquidato con un no (penso per evitare facili assimilazioni a una certa cultura hippie che ama disdegnare).
Insomma, ci siamo confrontati sulle possibili tappe del viaggio e poi ci siamo fatti raccontare di questa meditazione -che in realtà ci interessava molto- e Ralf è partito dalla sua prima esperienza di 5 mesi prima in India, poi proseguita nel corso del viaggio attraverso Nepal, Thailandia, Myanmar e Cambogia. Qui ancora non era emerso molto della sua storia personale, ma già avevamo potuto apprezzato la sua accesa spontaneità nel mimare le disavventure al mercato nero di Yangon e la sua semplice precisione nello spiegarci l’importanza di studiare un po’ di buddhismo prima di buttarsi senza coscienza nella meditazione. Qui mi aveva conquistata, così in linea con il mio modo di approcciare le cose.
Il suo aspetto è equivocabile e forse porta i segni dei suoi recenti stravolgimenti. Ralf è un tedesco di circa 55 anni, capelli brizzolati, occhiali con lenti senza montatura, camiciola di canapa grezza con chiusura cinese, iphone o libro in mano quando è solo e anche quando è in compagnia di altri, come supporto funzionale a ciò che spiega.
Abbiamo iniziato a discutere di economia e politica europea, in un modo un po’ impacciato e stanco da parte nostra, più interessante e metaforicamente “motociclistico” da parte sua. Si è parlato di Monti, dei tagli ai costi della politica, di efficienza sul lavoro, di mercato europeo a confronto con il mercato mondiale, di shock culturali, di tirare su col naso invece che soffiarselo, di mangiare rumorosamente e con le mani perché è più gustoso, di BMW e Ducati, di Germania e Italia (cercando di spiegare che non sono paragonabili, suggerendo il banale esempio dell’autobus che da una parte ti aspetti che sia in orario e dall’altra non dai mai per scontato), di emancipazione della donna, di persone che viaggiano e persone che non viaggiano.. Ci siamo detti cose che già sapevamo e cose nuove. Abbiamo capito che Ralf doveva essere un dirigente della BMW in Germania e per tre anni in Cina, che deve aver dedicato la sua vita al lavoro fino a pochi mesi fa, quando qualcosa (l’amor proprio credo) l’ha mosso verso una partenza, la partenza per questo viaggio. Da come ci parlava del suo lavoro (costante allegoria della vita tutta) e dal modo in cui descriveva il viaggiare si è dichiarato come una persona mentalmente ed emotivamente molto veloce. Mi sono concentrata sulla vita che deve aver fatto per gran parte della sua esistenza e ho percepito il suo essere andato oltre, in un modo chiaro, consapevole, che ho ammirato, considerato un esempio. Nonostante le nostre storie ed età completamente diverse, è stato per me uno dei primi viaggiatori che mi ha parlato del viaggiare in un modo in cui mi sono potuta riconoscere. Non ho idea di quanto possa avere sul conto in banca, se sia milionario o abbia perso tutto, ma è un uomo che ha lavorato ad alti livelli in BMW e ho incontrato in una guest house di Bangkok dove la stanza singola costa 180 Baht (4,40 euro).

Per iniziare a respirare un po’ di atmosfera birmana potete dare un’occhiata alle 9 diverse proposte grafiche che hanno rappresentato queste terre.

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