Tag

, , , , , , , , , ,

Venerdì 10 febbraio 2012

Bagan è uno di quei luoghi mitici del mondo dove gli uomini hanno costruito in modo colossale e dimostrato il loro progresso, culturale, artistico, tecnico, di prestigio, egemonico.
Appartiene a quell’insieme di località dove antiche architetture raccontano e rappresentano storia e civiltà passate.
Bagan (nome scelto dalla giunta) è un’area che si sviluppa per parecchi km, caratterizzata da una moltitudine di pagode e templi (ne hanno contate circa 2.200 sopravvissute alle originarie 10.000), costruite tra l’XI e il XIII secolo (periodo durante il quale il regno di Pagan ha unificato per la prima volta i territori che sarebbero andati a costituire il Myanmar).
Nonostante ci siano molti turisti che visitano Bagan in gruppi organizzati che usano taxi, minivan o big bus, è possibile passare intere giornate incrociandone soltanto una manciata. Basta andare in giro a caso con una bicicletta a dire il vero. L’area è ampia e se non si usa una cartina è difficile seguire l’itinerario più battuto (affreschi più belli, pagode più antiche, interni più conservati, ecc.).
Penso sia ormai chiaro che ho avuto molte sorprese in Myanmar, perché questo è un paese che riesce a raccogliere intorno a sè racconti miopi e poco veritieri. In questo caso mi prendo parte della responsabilità per avere subito l’effetto fuorviante delle immagini di Bagan, avrei potuto guardare meglio forse. Prima di partire diversi viaggiatori mi hanno mostrato le loro fotografie, accompagnandole con le parole “bellissimo, alba, sensazioni indescrivibili”. Questa è un’immagine tipica:

Guardando le foto la mia testa ha sempre aggiunto “montagne, bruma, misticismo sulle alture, isolamento”. Ma la verità è che le parole da aggiungere sono “polvere, pianura, eredità culturale nulla, gruppi organizzati”. Come è possibile che nessuno mi abbia mai detto che mentre giri tra le pagode un altoparlante può suonare Shakira (qui in Myanmar -come già dicevo- sono molto lanciati con i suoni, anche nelle abitazioni private hanno muri di casse e a qualsiasi ora suonano quello che vogliono al volume che vogliono!); non aleggia spiritualità, ma polvere e superstizione buddhista, osservata nei birmani che pregano (chiedendo qualcosa) e fanno offerte (per salvarsi nella prossima reincarnazione).
Per me Bagan è una località di campagna molto arida, dove si possono fare biciclettate, ma non pic-nic (troppo caldo e troppa polvere) e dove si possono visitare belle pagode che magari sono state costruite sui corpi vivi di birmani sacrificati dai re per ingraziarsi il futuro. I capi dei popoli che hanno abitato queste terre erano dei sanguinari e dei pazzi furiosi.
Vi racconto una storia birmana di centocinquant’anni fa.
Per proteggere il Palazzo Reale di Mandalay, costruito nel 1858 (quando noi eravamo in pieno Risorgimento), gli astrologi reali individuarono tre persone con specifiche caratteristiche da seppellire vive sotto ogni portone d’ingresso, quattro sotto il trono e ancora altri in punti strategici per la difesa del palazzo. In tutto furono 52 gli uomini e donne sepolti vivi. Tra questi una donna incinta, perché dall’unione di madre e bambino morti nasce uno spirito di particolare malignità. A inaugurazione compiuta e nuova vita di palazzo avviata, sembra che gli astrologi abbiano trovato due sepolture vuote e abbiano capito che era necessario uccidere e seppellire altri 500 birmani (uomini, donne e bambini) per garantire sicurezza alla capitale. Nonostante tutti questi buoni auspici, 26 anni dopo la costruzione del palazzo il Myanmar è caduto sotto il dominio britannico (e pare che siano stati loro a fermare il sacrificio di massa che era arrivato a 100 assassinii).

Molte informazioni sulle architetture di Bagan si possono trovare in questo bel sito old-school.

Siccome in Myanmar ho incrociato più italiani di quanti ne abbia incontrati in tutto il resto del viaggio e dato che a Bagan ne ho visti e ascoltati almeno trenta, approfitto di questo post per raccontare un paio di episodi che mi sono capitati. L’argomento “compatrioti in viaggio” mi appassiona molto e diversi mesi fa avevo iniziato a preparare insieme a Thomas un questionario per raccogliere esperienze e opinioni di amici e conoscenti (spero di concluderlo e inviarlo un giorno).
La prima cosa che mi interesserebbe capire è perché gli italiani viaggiano così poco, se è perché sostanzialmente non abbiamo avuto colonie, né scrittori dalle colonie e quindi il mondo distante non fa parte del nostro immaginario e ci sembra chissà dove. Se è l’attaccamento alla mamma e alle comodità. Se è la sostanziale mancanza di curiosità. Se è la paura di mettersi alla prova con un mondo diverso.
Un’altra cosa che mi interessa capire è perché gli italiani viaggiano in modo così grossolano e filtrato. Racconto un paio di esperienze. Poco prima di Natale ero nella veranda di una guest house di Yogyakarta e scambiavo due parole con uno dei proprietari. Passa un ragazzo accompagnato da un indonesiano che lo sta aiutando a trovare una stanza, la guida e il proprietario scambiano qualche parola e gli altri vanno oltre. Dico “secondo me era italiano! lineamenti super italiani! perché non si è fermato?”. Risposta “cerca aria condizionata e acqua calda”. “Ahahah, allora è di sicuro italiano!”.
Durante il viaggio ho usato spesso forum on-line per raccogliere informazioni utili a organizzare i miei movimenti. Una volta sono rimasta esterrefatta di fronte alle opinioni di una ragazza italiana che dichiarava “io mi definisco una backpacker anche se prenoto i tour organizzati dall’Italia per sentirmi sicura”: secondo lei in Malaysia (il paese più occidentalizzato in cui sia stata nel sud-est asiatico) non è possibile fare lunghi viaggi in treno di dieci ore perché i vagoni non hanno l’aria condizionata! Avrei voluto mandarle una video-intervista a tutti i siciliani di Torino che ogni ferragosto con 38 gradi tornano giù con i treni italiani.
Ho trovato questo fantastico strumento e qui di seguito vi propongo il consumo di energia dei paesi in cui sono stata in questi mesi (non sono disponibili i dati per Myanmar e Laos):

A questo link invece potete costruire i vostri grafici, con i paesi e gli indicatori che vi interessano:
http://www.google.it/publicdata/embed?ds=d5bncppjof8f9_&ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=ny_gdp_mktp_cd&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country&idim=country:MYS:LAO:THA:IDN:KHM&ifdim=country&tstart=-308710800000&tend=1300662000000&hl=it&dl=it&icfg

L’italiano che cercava air con e acqua calda è tornato poco dopo sui suoi passi perché non aveva trovato nulla. Dopo avergli mostrato la camera, il proprietario l’ha portato da me perché gli risolvessi i suoi dubbi. Ecco il nostro dialogo:
– guarda qui è molto pulito e accogliente, la colazione è abbondante, secondo me si sta bene. non fa né troppo caldo, né troppo freddo.. non hai bisogno di nulla, tranquillo! poi costa poco.
– ma dici? va beh, mi fido, ci provo. arrivo da jakarta e lì sono stato in un posto sempre a poco con tutto però, 220.000 Rp. di dove sei?
– torino
– eeeeh, anch’io!
– sei in giro da tanto?
– mah, mi faccio 3 settimane. tu?
– quasi 5 mesi ormai.
– ah io voi proprio non vi capisco. ho incontrato un’altra sempre di torino in messico quest’estate e anche lei era in giro da un sacco di mesi.. ma come fate? boh.
– in effetti abbiamo deciso di lasciare il lavoro per partire, ma viaggiando spendiamo meno che vivendo in italia.
– sarà. va beh dai ci vediamo, ciao.
– ciao.
Io in tre mesi in Indonesia ho speso tra le 40.000 e le 55.000 Rp a notte (dai 3,30 ai 4,50 euro), sistemandomi in guest house dove dormivano senza nessun sacrificio bambini, adulti e anziani da tutto il mondo (ma non ho mai incontrato italiani). Solo considerando il costo del dormire, io ho potuto viaggiare quattro volte di più rispetto a questo torinese, spendendo la stessa cifra.
Probabilmente l’italiano concepisce soltanto la vacanza, ovvero un periodo di lunghezza medio-breve (una/tre settimane), in cui obiettivo primario è riposarsi e farsi coccolare da uno stile di vita che in Italia non ci si permette. Non ho nulla da contraddire a questa scelta, ma mi sorprende che nemmeno i miei coetanei esprimano un po’ di curiosità in più. Non è vero che non ho nulla da contraddire a questa scelta: fare la vacanza che si vuole senza riflettere sull’impatto che le proprie scelte hanno sull’ambiente che si visita è profondamente scorretto, ha delle gravi conseguenze e dal mio punto di vista va condannato e discusso.
A Bagan abbiamo visto un paio di gruppi di Avventure nel Mondo, un’organizzazione che ha sicuramente offerto assistenza e logistica per bei viaggi a persone che sole non sarebbero mai partite, ma è un’associazione che vive di contraddizioni e ha anche grosse responsabilità legate a morti per incidenti durante i viaggi: CRONACA DI UNA TRAGEDIA. Vi consiglio di leggere questo racconto, perché spiega molto bene come (non) funziona questa famosissima agenzia di viaggi.

Annunci