Sono tornata a Oriente quasi un mese fa.
Da allora ogni volta in cui ho letto o parlato di Italia ho visto solo gran badilate a portar via gli ultimi sedimenti di sentimenti di speranza e scavare una bella fossa dove lasciare il nostro paese statico, conservatore e di limitate vedute.
C’è stata l’umiliante vicenda diplomatica dei Marò, le voci di corridoio sul qualunquismo dell’ambiente diplomatico qui in Thailandia, le narrazioni ricche di dettagli del qualunquismo dei tentativi di promozione e imprenditoria italiani nel sud-est asiatico, la frustrazione di chi cerca di portare un po’ di cultura nostrana all’estero e trova supporto nella comunità francese (mentre dalla nostra arriva un bel “boh, bah, anche no”).
Ciò che salta all’occhio dall’estero è la chiusura del nostro paese. Gli italiani e le loro emanazioni in forma di rappresentanze pubbliche vivono preoccupandosi di affari italiani e di affari europei, se coinvolgono direttamente l’Italia. Tutto il resto fa parte di un mondo nebuloso e lontanissimo. Non so come i nostri media siano stati in grado di isolare così tanto il nostro paese. La verità è che non solo gli italiani fanno ancora fatica a parlare qualche lingua straniera, ma considerano la Thailandia un paese del terzo mondo (si possono fare molti altri esempi) e credono, suppongo, di poter risolvere la crisi che attualmente li attanaglia continuando a occuparsi solo di poltrone e problematiche interne. La globalizzazione non ha sfiorato gli italiani che così, senza risposte, continuano a patire la loro condizione senza avere idea di cosa la provochi, né cosa la potrebbe mutare.

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Vorrei richiamare due articoli usciti recentemente su China Files e minimaetmoralia, di fatto si tratta di un dialogo tra Simone Pieranni e Alessandro Gazoia.
Su China Files (eccellente risorsa on-line in italiano che offre opinioni lucide, informate e critiche sull’area asiatica) Simone Pieranni è partito da Il web e l’arte della manutenzione della notizia di Gazoia (uscito per minimum fax) per proporre una riflessione sullo stato degli Esteri nella stampa italiana: Manutenzione della notizia e decadimento degli esteri . Gazoia ha arricchito ulteriormente la discussione, descrivendo uno scenario spaventosamente miope e provinciale, ricco di spunti da cogliere per mettere in discussione meccanismi in atto da troppo tempo nel nostro Paese: Esteri a un bivio.

Niente di nuovo, per quanto riguarda il tenore dei suggerimenti correttivi al sistema Italia, ma il focus sull’Asia (“il futuro”) unito all’incubo crisi economica potrebbe stimolare qualche lettore in più.
Siccome sto per partire per il Myanmar ad indagare l’impatto dei cambiamenti nei mezzi di comunicazione sulla popolazione mi trovo particolarmente sensibile alle questioni che riguardano le conseguenze sulle persone di una cattiva comunicazione (nei fatti e nelle intenzioni).

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