Questo mio articolo è uscito per China Files il 5 luglio 2013

Il 27 giugno il governo birmano ha annunciato i vincitori della gara d’appalto per la gestione della telefonia mobile locale. Saranno Telenor (Norvegia) e Ooredoo (Qatar) a rivoluzionare un mercato in cui al momento solo il 12 per cento della popolazione ha un cellulare, secondo stime governative.

Il confronto tra circa novanta offerte, poi arrivate a undici nelle fasi finali di gara, vedeva tra i favoriti una joint venture tra la jamaicana Digicel, il magnate birmano Serge Pun e George Soros. L’aspirante fornitore aveva addirittura già organizzato una serie di eventi per il lancio.
Ma il governo semi-civile e riformatore di Nay Pyi Daw, che nel marzo 2011 ha preso il posto di una delle più longeve dittature militari, ha deciso di aprire il paese alle comunicazioni assegnando quindici anni di esclusiva alla compagnia norvegese – che da tempo si vociferava favorita per lo storico impegno della Norvegia a supporto della democrazia birmana – e all’ex Qatar Telecom, già operativa nel Sud-Est Asiatico in Indonesia, Singapore, Laos e Filippine.

Ma perché in Myanmar i cellulari sono così poco diffusi? Se guardiamo i dati mondiali, anche in paesi con Pil molto bassi o paragonabili a quello birmano – come ad esempio il confinante Laos – il cellulare è un bene di consumo di massa. In Myanmar invece è ancora un lusso a causa dei prezzi proibitivi delle sim card.

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