Myanmar – Solo due figli per i rohingya

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Questo mio articolo è uscito per China Files il 5 giugno 2013

Ci sono notizie che arrivano e rivelano il senso di fragilità dei diritti umani e il loro carattere negoziato, ben poco naturale. Da alcune settimane, le famiglie rohingya che vivono in Myanmar non possono avere più di due figli.
Un regolamento del governo dello stato di Rakhine ha imposto alla popolazione musulmana del distretto di Maungdaw, al confine con il Bangladesh, di limitare l’espansione delle proprie famiglie, negando il riconoscimento della poligamia e obbligandole ad avere due figli al massimo.
Win Myaing, portavoce del governo di Rakhine, ha dichiarato che la misura è stata adottata “per controllare la crescita della popolazione”, poiché i musulmani stanno aumentando in misura intollerabile per le autorità locali e nazionali. Sempre secondo Win Myaing, l’ordine è infatti arrivato direttamente da Naypyidaw.

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Cronache dall’Asia, ep. 2 – Ricomporre il prisma di buddhisti, musulmani e occidentali

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Questo mio articolo è uscito su minimaetmoralia il 31 maggio 2013

Neanche l’altezza tiene lontani gli insetti e quassù al settimo piano non mancano formiche rosse né zanzare e questa sera è apparso un piccolo insetto nero, blatta-grillo, piccola blatta saltellante. Sotto l’influsso buddhista ho cercato di buttarlo fuori dalla mia stanza, ma al quarto o quinto tentativo fallito mi sono decisa a schiacciarlo con l’infradito in dotazione con la stanza.
I miei amici birmani non hanno speso una sola parola di dispiacere per i tredici bambini morti bruciati nella moschea la scorsa settimana, ma sarebbero indignati a vedermi schiacciare una zanzara sul tavolo”, mi è stato riferito qualche afoso pomeriggio fa.
Per affrontare questo discorso serve una breve premessa.

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Myanmar – Il popolo più perseguitato

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Questo mio articolo è uscito ieri su China Files

Lo stesso giorno in cui Human Rights Watch pubblica un (annunciato) report di 164 pagine, in cui accusa il governo del Myanmar di essere complice delle atroci violenze subite dalla minoranza musulmana, l’Unione Europea abolisce le sanzioni contro l’ex dittatura asiatica.

Rimane oggi valido soltanto l’embargo sulla vendita di armi. Per molti aspetti, le sanzioni europee hanno contribuito a mantenere il popolo del Myanmar isolato dal resto del mondo, proprio come voleva la giunta militare al potere. L’aspetto critico della scelta dell’UE risiede nella dichiarazione in cui riconosce “il notevole processo di riforme” attuato dal governo, comprendendo le azioni intraprese “a protezione di tutte le minoranze etniche”.

HRW ritiene legittimo parlare, in base alle sue indagini, di pulizia etnica, in corso di svolgimento nei confronti del popolo Rohingya. Sebbene il governo del Myanmar… [continua a leggere su China Files]

Cronache dall’Asia – Yangon, Myanmar: cosa cambia in Birmania dopo cinquant’anni di dittatura

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Yangon Myanmar

Questo mio articolo è uscito ieri su minimaetmoralia

Ogni tanto, più volte al giorno, un’esplosione di suono tramortisce l’aria e porta fin quassù al settimo piano una delle solite canzoni usate dai comitati che raccolgono offerte per i monasteri, oppure una hit tutta cassa di qualche dj koreano, oppure una canzone pop-rock made in Myanmar, ma senza un definito gusto occidentale o asiatico.
Siamo all’apice della stagione secca, la temperatura si aggira intorno ai 40 gradi e l’aria si muove in abbondanti ventate di calore.
Sudiamo noi e sudano i birmani, qualcuno si tampona con dei fazzoletti, molti si muovono coperti dall’ombrello. Non è comune scoprirsi per rinfrescarsi. La maggior parte della popolazione, senza distinzione tra donne e uomini, indossa il longyi…
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Birmania – Tornano i quotidiani non governativi

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Questo mio articolo è uscito oggi su China Files

La mattina del primo giorno di aprile, un lunedì, in Birmania sono stati pubblicati i primi quattro quotidiani indipendenti dal 1964, anno in cui ne era stata dichiarata l’illegalità. La messa al bando era stata causata principalmente dall’ingestibilità del lavoro a carico dell’Ufficio Censura, istituito dalla legge sulla stampa (“Printers and Publishers Registration Law”) del 1962, anno del colpo di Stato guidato dal generale Ne Win.

La stampa birmana degli anni ’50 era considerata tra le più libere in Asia, con più di […CONTINUA LA LETTURA SUL SITO DI CHINA FILES]

Eastern Easter

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Il momento clou del giorno di Pasqua, e l’unico imitabile in Myanmar, è quello della Messa. Così ieri, quando ho visto una chiesa Immanuel Baptist, ho proposto di entrare. All’ingresso ci sono delle signore mezze accasciate su delle sedie e dietro parte un corridoio rivestito in legno, sembra un ufficio pubblico, ma sentiamo i canti venire dall’alto e saliamo delle scale.
Entriamo in una sala caldissima e piena zeppa di fedeli. Mi blocco sulle scale, sinceramente trasportata dal canto del coro (in questi casi di slancio collettivo la mia ragione sparisce e sento solo grande commozione per l’umanità, qualsiasi cosa stia succedendo, purché origini da un gruppo unito) e un po’ imbarazzata perché non sono dove infilarmi.
Messa-Easter
Mentre vacillo mi sento picchiettare sul braccio, mi giro e ricevo in dono due uova e un sacchetto con dentro dei biscottini e un puff ripieno di crema di fagioli rossi. Arriva anche il libretto della messa che rivela diverse faccende locali interessanti: per la celebrazione del bicentenario della Chiesa, Immanuel vuole erigere un monumento, o meglio due. Si tratta di un edificio di cinque piani a fianco della Chiesa e uno nella township di Ahlon, a Yangon Ovest. Il costo stimato è di 355.000 euro (400 milioni di Kyats), di cui 26.700 servono per l’ascensore.
Avevo sentito dire che secondo le regole della città di Yangon era possibile installare ascensori solo in palazzi di minimo 8 piani, ma le cose devono essere cambiate.
Nel libretto della Messa di Pasqua sono elencati con nome, cognome e azienda di proprietà i vari donors della Parrocchia. Di fianco a Rich Gems troviamo una decina di righe dedicate al gruppo Palm Springs Luxurious Resort Hotel, che promuove i propri alberghi con la descrizione delle stanze e garantendo alta qualità per gli ospiti e gli atleti che affluiranno durante i SEA Games.
resort-hotel-a-messa
I SEA Games sono le Olimpiadi del Sud Est Asiatico, quest’anno ospitate dal Myanmar! Non ho idea di come faranno a costruire gli stadi e supporti necessari, ma sono molto curiosa e non vedo l’ora che arrivino.
Durante i SEA Games del 2011 avevo respirato una bella aria tra i tifosi indonesiani. Anche se non amo lo sport e non sopporto i nazionalismi, anche questi momenti, per via del loro carattere ‘collettivo’, li vivo come prove di passione ed entusiasmo e mi commuovono da sempre.
Tornando al tema di ieri, proprio di resurrezione o rinascita aveva parlato Khun Oo, un ragazzo che ho conosciuto a Bangkok in coda per il check in. “Quando il Myanmar nascerà di nuovo…” Ha scelto di usare il futuro, siamo ancora in attesa di prove.
Khun Oo ha vissuto diversi anni fuori dal Myanmar e adesso lavora a Chiang Mai, in una community-based association. Naturalmente sogna di tornare in Myanmar, la sua ‘casa’. Arriva da un paese ‘in the forest’, a 50 km da Taunggyi.
Questa volta si ferma un mese, un po’ a Yangon e un po’ dalla famiglia. Ha comprato un cellulare, anima Samsung in corpo Nokia, per mostrarlo al fratello più piccolo, 19 anni, che non ha mai visto un telefono in vita sua.
Sarpaylawka-bookstore
New arrivals, oggi in edicola per la prima volta dal 1964 ben quattro nuovi quotidiani indipendenti (e altri 12 sono stati autorizzati a pubblicare), nuove macchine per strada, ovunque in downtown nuovi negozi di nuovi prodotti elettronici (cellulari, cover, sd, computer, usb… e qui si parte direttamente dalle tecnologie più recenti, i telefoni sono touch-screen e sono on-line, le usb sono 3.0, le sd tengono decine di GB, ecc).
Ieri mentre camminavo nel caos sono rimasta abbagliata da una strada dall’aria greca e mediterranea: è tutto bianco, splende, hanno ritinteggiato!
Sono andata a vedere e in effetti la lenovo ha ritinteggiato…
Lenovo

Un po’ d’Italia in Asia. L’Italia vista dall’Asia.

Sono tornata a Oriente quasi un mese fa.
Da allora ogni volta in cui ho letto o parlato di Italia ho visto solo gran badilate a portar via gli ultimi sedimenti di sentimenti di speranza e scavare una bella fossa dove lasciare il nostro paese statico, conservatore e di limitate vedute.
C’è stata l’umiliante vicenda diplomatica dei Marò, le voci di corridoio sul qualunquismo dell’ambiente diplomatico qui in Thailandia, le narrazioni ricche di dettagli del qualunquismo dei tentativi di promozione e imprenditoria italiani nel sud-est asiatico, la frustrazione di chi cerca di portare un po’ di cultura nostrana all’estero e trova supporto nella comunità francese (mentre dalla nostra arriva un bel “boh, bah, anche no”).
Ciò che salta all’occhio dall’estero è la chiusura del nostro paese. Gli italiani e le loro emanazioni in forma di rappresentanze pubbliche vivono preoccupandosi di affari italiani e di affari europei, se coinvolgono direttamente l’Italia. Tutto il resto fa parte di un mondo nebuloso e lontanissimo. Non so come i nostri media siano stati in grado di isolare così tanto il nostro paese. La verità è che non solo gli italiani fanno ancora fatica a parlare qualche lingua straniera, ma considerano la Thailandia un paese del terzo mondo (si possono fare molti altri esempi) e credono, suppongo, di poter risolvere la crisi che attualmente li attanaglia continuando a occuparsi solo di poltrone e problematiche interne. La globalizzazione non ha sfiorato gli italiani che così, senza risposte, continuano a patire la loro condizione senza avere idea di cosa la provochi, né cosa la potrebbe mutare.

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Vorrei richiamare due articoli usciti recentemente su China Files e minimaetmoralia, di fatto si tratta di un dialogo tra Simone Pieranni e Alessandro Gazoia.
Su China Files (eccellente risorsa on-line in italiano che offre opinioni lucide, informate e critiche sull’area asiatica) Simone Pieranni è partito da Il web e l’arte della manutenzione della notizia di Gazoia (uscito per minimum fax) per proporre una riflessione sullo stato degli Esteri nella stampa italiana: Manutenzione della notizia e decadimento degli esteri . Gazoia ha arricchito ulteriormente la discussione, descrivendo uno scenario spaventosamente miope e provinciale, ricco di spunti da cogliere per mettere in discussione meccanismi in atto da troppo tempo nel nostro Paese: Esteri a un bivio.

Niente di nuovo, per quanto riguarda il tenore dei suggerimenti correttivi al sistema Italia, ma il focus sull’Asia (“il futuro”) unito all’incubo crisi economica potrebbe stimolare qualche lettore in più.
Siccome sto per partire per il Myanmar ad indagare l’impatto dei cambiamenti nei mezzi di comunicazione sulla popolazione mi trovo particolarmente sensibile alle questioni che riguardano le conseguenze sulle persone di una cattiva comunicazione (nei fatti e nelle intenzioni).

Prodi in Thailandia esalta la visione di pace europea

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Il 20 marzo a Bangkok, di fronte a una platea giovane e internazionale, Romano Prodi ha tenuto un discorso in occasione della serie di eventi “Bridges”, promossa dall’International Peace Foundation di Vienna.
La Fondazione, che ha il patronato di venti Premi Nobel per la Pace, lavora a supporto della costruzione di nuovi network per perseguire la pace. Dal 1993 organizza Peace Summits in Europa, con la partecipazione di numerosi premi Nobel e figure cruciali della scena internazionale. L’obiettivo è di creare nuovi incontri, nuove conoscenze, nuovi e reali contesti di coesione: da questi vent’anni di attività sono scaturite molte collaborazioni fruttuose, attentamente riportate sul sito della Fondazione. Da quattro anni è iniziata anche la serie di attività in Asia, baluardo irrinunciabile di qualsivoglia progetto che voglia aspirare a un ruolo nel futuro.
Prodi, scelto lo scorso ottobre da Ban Ki-moon per ricoprire la delicata carica di inviato speciale nel Sahel, ha sottolineato il valore della coesione tra gli Stati per garantire ai popoli una vita senza conflitti. Ha più volte confermato di credere fermamente nell’Europa, ha sostenuto la necessità di una crisi per avvalorare la forza e l’importanza della moneta unica e ha proposto i sessant’anni di pace in Europa come esempio unico e innovativo di collaborazione tra Stati, cui il mondo può ispirarsi per progettare un futuro senza conflitti.

Prodi_Bangkok

Alla sala, Prodi ha espresso il suo entusiasmo per la grande crescita economica che sta vivendo il continente orientale, pur constatando il rischio che il centro del mondo si sposti lontano dall’Europa.
Dall’Asia in effetti l’Italia sembra sempre più piccola e isolata. La vocazione internazionale manca al nostro paese in questa fase di profondo cambiamento. Una conferma dei malumori nostrani rispetto a ciò che accade fuori dalla penisola arriva da Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla Camera, nella sua recente dichiarazione in cui sottovaluta la grave crisi diplomatica in corso in India e l’instabile situazione di Cipro.
Sembra difficile ragionare in termini di “cooperazione mondiale nell’era della globalizzazione”, come recita il titolo dell’intervento thailandese di Prodi. Sembra difficile in Italia dove lo scetticismo nei confronti dell’Europa e dell’Euro continua a far discutere e ha certamente mosso voti nell’ultimo confronto elettorale.
Dal pubblico di Bangkok sono arrivate domande riguardanti il presente dell’Italia, prova che Prodi viene riconosciuto non solo per il suo ruolo in Europa e oggi all’ONU.
A fine giornata non arrivano indiscrezioni sul futuro dell’Italia, ma registriamo il segnale che per attraversare la crisi a testa alta dovremmo far circolare un po’ più d’aria cosmopolita tra i nostri preziosi interni.

Romano Prodi, Bangkok, 20 marzo 2013, “Politica e pace, cooperazione mondiale nell’era della globalizzazione”
http://www.peace-foundation.net/

Yoshitaka Miike

This [the so-called Enlightment in the West (on which is modernisation based)] has led to an emphasis on science as a source of knowledge and later on emphasising the market as a source of prosperity. From there it is easy to criticize other cultures but poses at the same time a serious problem in appreciating the fullest potentials of humanity, civilization and communication. This is the more so now it has become clear that Modernism is threatening the sustainability of the natural world as the whole of life supporting systems for mankind.

Semplice. Da un punto di vista asiatico.